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Carte False di Valeria Luiselli

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Ma è senz’altro vero che una persona ha soltanto due residenze permanenti: la casa dell’infanzia e la tomba.

 

 

 

 

 

Ritorno a parlare di quest’autrice e lo faccio con grande piacere per un libro pubblicato nel 2013, in Italia e in italiano, dalla casa editrice La Nuova Frontiera. Molto conosciuta negli ultimi anni soprattutto grazie ad Archivio dei bambini perduti, la scrittrice messicana è anche autrice di un piccolo gioiello dal titolo Carte False – Papeles falsos . Non so se si tratta di un piccolo saggio o di un romanzo, per me è uno di quei libri che riesce a spaziare tra i generi fino a romperli, farli sparire per audacia della proposta. L’opera si genera, secondo me, su tre traiettorie che si incontrano sempre con grande eleganza e intelligenza. La prima è quella tracciata da Robert Walser, lo scrittore svizzero che, forse meglio di tutti, ha saputo raccontare il legame che c’è tra la scrittura, o più in generale la letteratura, e l’esercizio del camminare. I brevi capitoli, divisi in dieci parti, sono a tutti gli effetti delle peregrinazioni letterarie in cui, mano a mano che il paesaggio va manifestandosi, si genera una suggestione letteraria; come se le città fossero fatte anche di libri, come se gli autori fossero stati, in qualche modo, degli architetti. La seconda traiettoria, strettamente legata alla prima, è quella del discorso metaletterario. Le peregrinazioni sono un’occasione per discorrere di arte e di poesia, mettersi sulle tracce di Brodskij e della sua tomba a Venezia o del mistero della parola saudade e di tutti gli intrighi che essa nasconde. Seguendo questa seconda traiettoria mi vengono in mente gli sforzi – e le passeggiate- di Enrique Vila Matas, lo stile visionario che convive armoniosamente con le citazioni e le divagazioni sulla letteratura e l’arte in generale; in questo senso Carte False si muove sulla scia di El mal de Montano o meglio ci dice che questo, e altri libri dell’autore catalano, hanno aperto un cammino, qualcosa di simile a ciò che ha fatto Roberto Bolaño: e qui veniamo alla terza traiettoria. Dietro i vagabondaggi della voce narrante, soprattutto quelli nella caotica Città del Messico, risuona l’eco dei Detective selvaggi, ma anche un’organizzazione della prosa che ricorda il Bolaño più borgesiano. Le tre direzioni convergono nel dare sostanza allo spirito della Flâneur, in un ritmo dolce che crea filosofia, una prosa intrisa di letterarietà che non perde mai fascino da Baudelaire e Benjamin, e si evolve come una bellissima intuizione fino ai giorni nostri.

 

Di Antonio Panico - SettepaZZi

Mi chiamo Antonio Panico e sono nato in provincia di Napoli, nel 1986. Mi sono laureato in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli e ho avuto diversi riconoscimenti presso alcuni premi letterari a cui ha partecipato con romanzi inediti. Miei racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie Bomarscè, Carie, Il Rifugio dell’Ircocervo, L’irrequieto e Risme.

2 risposte su “Carte False di Valeria Luiselli”

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