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Panamericana

No leer di Alejandro Zambra

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<< A mí siempre me pareció más interesante marcar un autogol que un gol >>

Bolaño futbolista

 

 

 

Avevo voglia di parlare di questo autore per arricchire il blog con la presenza della letteratura contemporanea latinoamericana, una scena molto variegata e complessa se pensiamo alla vastità e alla vivacità del continente. In realtà mi sarebbe piaciuto parlare di uno dei libri di Zambra tradotti in italiano ma poi, come sempre mi accade, è stato il libro a scegliere me e come mi aspettavo non sono rimasto deluso. No leer è una sagace raccolta di recensioni, articoli e micro saggi, scritti da Zambra e pubblicati in Cile nel 2010, in Argentina nel 2012 e poi da Anagramma – casa editrice barcellonese – nel 2018. Nel suo titolo si può leggere la provocazione che nasconde in realtà un grande elogio della lettura, ma anche un’analisi di come questa si è evoluta nel corso degli anni; dalle fotocopie fino al digitale degli ultimi anni. A parte le faccende che riguardano più prettamente il Cile e che possono interessare sopratutto i lettori cileni, per il resto, oltre a trovarmi davanti a un bel libro, ho anche l’impressione che un libro del genere sia estremamente utile, opportuno. No leer può essere visto come una guida, una sorta di GPS letterario, che ci permette di affrontare aspetti di una disciplina ma anche di un mondo – quello della narrativa e della poesia latinoamericana – che al lettore viene mostrato con delicatezza e ironia; una grande attenzione per il gioco che sta un po’ nel DNA degli scrittori e delle scrittrici di questo continente. Gli articoli abbracciano un periodo di tempo che va dai primi anni duemila al duemiladieci, per poi arricchirsi di articoli postumi con le nuove pubblicazioni. Nei suoi pezzi Zambra è sempre capace di spaziare tra un audace sguardo sulle novità letterarie e il loro legame con la tradizione. Da Adolfo Couve e Mauricio Wacquez passando per Gabriela Mistral e Manuel Puig, Valeria Luiselli e Alejandra Costamagna: il libro è ricco di riflessioni su Bolaño e sulla poesia cilena contemporanea e non solo. È una lettura che ci migliora come lettori, come è lecito aspettarsi da una raccolta di scritti giornalistici di questo tipa, ma è anche una lettura che diverte, in cui con l’autore nasce una complicità sancita dal grande amore per la lettura e per tutti gli aneddoti che questo amore genera. Libro profondo e leggero, con il passare delle pagine il lettore si sentirà autorizzato a giocare con la letteratura come se non fosse ciò che per noi è: qualcosa di sacro. C’è in questo tocco scanzonato qualcosa di satirico e liberatorio, come nel pezzo in cui si racconta dell’arte di non leggere libri o dell’arte di parlarne senza averli letti: che è quello che sto facendo un po’ io, che scrivo questo pezzo pur essendo arrivato solo a metà libro, alla pagina 144. E allora? Mi va di scrivere e lo faccio, consapevole che, qualora andando avanti il libro mi deluderà, posso sempre ritornare qui e rettificare ma ho i miei dubbi che accadrà qualcosa di simile. La verità è che da tempo volevo scrivere qualcosa su questo poeta e scrittore, fosse solo il suo nome e cognome sarebbe stato sufficiente: Alejandro Zambra, oppure i titoli dei libri tradotti in italiano come Storie di alberi e bonsai o Modi di tornare a casa.

Di Antonio Panico - SettepaZZi

Mi chiamo Antonio Panico e sono nato in provincia di Napoli, nel 1986. Mi sono laureato in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli e ho avuto diversi riconoscimenti presso alcuni premi letterari a cui ha partecipato con romanzi inediti. Miei racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie Bomarscè, Carie, Il Rifugio dell’Ircocervo, L’irrequieto e Risme. Ho vissuto a Napoli, Amsterdam, Lisbona e Barcellona. Al momento vivo a Torino.

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