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Approfondimenti e divagazioni Bolaño Vila Matas

Bolaño e Vila Matas: la voglia di scrivere e il bisogno di leggere.

 

bobol evm

 

 

È uno strano pomeriggio di maggio, a un sole cocente si alternano nuvole e raffiche di vento che fanno pensare all’autunno. Bevo un vermut e ascolto i Doors, aspetto un amico e guardo la gente di Barcellona seduta ai tavolini. Sulle gambe ho un libro di Vila Matas dal titolo El mal de Montano, un libro in cui la letteratura degenera nella malattia, l’ossessione di uno scrittore che in tutto riesce a trovare qualcosa di letterario fino a che non viene preso da uno sfinimento nervoso a cui da il nome di El mal de Montano. Proprio quando ho l’esigenza di conoscere tutta l’opera di Vila Matas pesco questo libro dagli scaffali della biblioteca, uno dei suoi libri più riusciti e sorridenti, e adesso è lecito farmi la seguente domanda: e se fossi anche io affetto dal male di Montano? E se fossi anche io vittima di questa stretta commistione che si crea tra la letteratura e l’infermità?

Guardo ai quattro lati di questa bellissima piazza che sorge nel quartiere del Poble Sec, al mio amico piace e dice che è bello starsene seduti a bere vermut senza tutti quei turisti che rompono i coglioni. Per qualche ora smetto di pensare a questo libro ma una volta a casa sprofondo di nuovo nella lettura, almeno duecento pagine nel giro di poche ore da cui esco convinto di essere definitivamente affetto dal male di Montano. Penso di scrivere qualcosa in merito, alcune riflessioni su questa lettura che forse, a metterle nero su bianco, mi aiuterebbero a tenere lontano questa malattia che la moglie di Rosario Girondo – il matronimo* dell’autore – chiama volgarmente Stress. Non ho ancora finito il libro e a dirla tutta di avere la malattia di Montano e quindi essere ossessionato dalla letteratura, non mi importa nulla, anzi. Se c’è una cosa che mi attira irrimediabilmente verso questo scrittore, tra le tante qualità che ha, è la capacità di giocare con il materiale letterario, citare autori a lui cari, seguire strade percorse da maestri maledetti, fragili, a volte invisibili. Tutti i lettori di Vila Matas avranno familiarità con le citazioni su Gombrowicz, Walser, Melville, Kafka, Gadda eccetera, eccetera. Tutti avranno notato lo stato di grazia di cui le citazioni godono nei suoi libri, la capacità di far suonare un nome o un aforisma che si lega perfettamente a un testo che risulta originalissimo nonostante il continuo divagare – un divagare esplicitato e annunciato dall’autore stesso – sulla letteratura e l’arte. L’ossessione letteraria di autore e personaggi viene come data in consegna al lettore che, in un’atmosfera borgesiana, apre uno scrigno ricco di nomi, spunti, massime e divagazioni sulla storia e sul destino della letteratura.

Credo di aver letto più della metà dei libri pubblicati di Enrique Vila Matas, una conoscenza che mi permette già di fare un paragone – un paragone illustre – con un altro nome e cognome fondamentale per la mia vita di lettore: Roberto Bolaño. Un po’ di anni fa lessi Chiamate telefoniche, una raccolta di racconti brevi del cileno che ancora oggi è uno dei miei libri favoriti. Da allora, entrando nella bibliografia di Bolaño, sono stato come investito dalla voglia di scrivere. È curioso che capiti questo, normalmente le grandi penne scoraggiano i dilettanti; sempre, prima di mettere mano a qualcosa di scritto, ci chiediamo se non siamo degli impostori a voler fare lo stesso mestiere di Conrad, Gadda o Virginia Woolf. Eppure con Bolaño in tanti abbiamo come avuto la percezione che nella letteratura si fosse aperta una porta nuova, un modo diverso di pensare il racconto, il romanzo e la poesia. La lettura di Bolaño stimola lo studio e la conoscenza di tutta una tradizione letteraria a cui lo scrittore è, in qualche modo, rimasto fedele fino alla fine. C’è nella figura di Bolaño però anche un elemento vitalista, una voglia di agire, andare ben oltre il mondo libresco che avevano tracciato gli scrittori latinoamericani prima e dopo il Boom. Se Bolaño fa venire voglia di scrivere con Vila Matas ogni libro assume le sembianze di un atlante, una mappa grazie alla quale possiamo orientarci nelle milioni di possibilità che offre la letteratura. Non è ancora arrivata l’ultima pagina e si sprecano le sottolineature, i titoli appuntati, nomi di autori e autrici che mezz’ora prima non conoscevamo e che ora, dopo aver letto Vila Matas, diventano indispensabili. Se il nucleo centrale della passione per Bolaño (al secolo bolañomania) è quindi la voglia che questo autore genera verso la scrittura, con Vila Matas riusciamo a rispondere a domande del tipo: perché leggiamo? Dove va la letteratura? Che ne è stato di quelle scrittrici e quegli scrittori che non ne hanno voluto sapere più nulla? È evidente che i due autori in questione, amici durante gli anni barcellonesi di Bolaño, offrono milioni di spunti e motivi per leggerli. Per me, dopo tutti questi anni di lettura e con i primi sintomi del male di Montano, credo che il nucleo del mio interesse ruoti intorni a questi due assi: la voglia di scrivere che fomenta tutta la bibliografia di Bolaño e la consapevolezza della necessità di leggere che emerge quando entriamo nell’opera di Vila Matas.

 

 

 

  • Rosario Girondo è il nome con cui l’autore firma il suo diario in un gioco metaletterario. Il nome viene preso dalla madre, per questo l’autore parla di matronimo e non di eteronimo o pseduonimo.

Di Antonio Panico - SettepaZZi

Mi chiamo Antonio Panico e sono nato in provincia di Napoli, nel 1986. Mi sono laureato in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli e ho avuto diversi riconoscimenti presso alcuni premi letterari a cui ha partecipato con romanzi inediti. Miei racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie Bomarscè, Carie, Il Rifugio dell’Ircocervo, L’irrequieto e Risme. Ho vissuto a Napoli, Amsterdam, Lisbona e Barcellona. Al momento vivo a Torino.

3 risposte su “Bolaño e Vila Matas: la voglia di scrivere e il bisogno di leggere.”

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