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Narrativa di lingua spagnola Vila Matas

Esta bruma insensata: Vila Matas e l’arte di leggere (e vivere ) fuori tempo

Ci sono autori di cui bisogna leggere e conoscere tutti i libri e Vila Matas è sicuramente uno di questi. Il 31 agosto, in Spagna, è uscito il suo ultimo libro, Montevideo, e mentre camminavo per le strade del centro di Torino ho pensato di fare un giro alla Luxemburg – libreria internazionale – per capire se il nuovo romanzo fosse già disponibile in lingua originale oppure no. Ovviamente non c’era e allora ho avuto l’occasione di prendere uno dei pochi romanzi su cui non avevo ancora messo gli occhi: Esta Bruma insensata.

Come sempre, con i libri di Vila Matas costruisco un legame personale. Sarà per i miraggi che provoca il suo universo letterario, ma in ogni suo lavoro trovo qualcosa che m’appartiene o è stato anche mio. Questo romanzo, per esempio, è storicamente collocato nell’autunno del 2017, un momento drammatico per Barcellona e che ho avuto modo di vivere da vicino. Sullo sfondo di una Catalogna deformata dal panico e la paranoia politica, si sviluppa quello che si potrebbe definire il più classico tema narrativo vilamatasiano. Simon Schneider vive in una casa fatiscente di Cadaqués che ha ereditato dal padre morto da poco. Da qui si dedica allo strano mestiere di fornitore di citazioni letterarie a scrittrici e scrittori di professione, tra cui suo fratello Rainer che vive da anni a New York.

Un giorno Simon riceve la notizia dell’imminente visita del fratello che mancava dal paese da circa venti anni. È un fine settimana dell’ottobre del 2017, e Simon esce per fare una passeggiata, trovare l’ispirazione e ripercorrere con la mente la sua storia e quella del fratello: Rainer Bros che stava collezionando importanti successi letterari negli Stati Uniti pur essendo un’artista segreto, alla Pynchon. Un uomo di cui nessuno sapeva niente e con cui si sarebbe rivisto nella città di Barcellona per un motivo che lo stesso non aveva precisato.

L’incontro con il fratello si trasforma in una formidabile occasione per confrontare due maniere diverse di intendere la creazione letteraria, così come la possibilità di trovare la soluzione al problema dell’originalità. In questo libro uscito nell’aprile del 2019, l’autore catalano traccia il seducente ritratto di uno scrittore tanto famoso quanto invisibile, e di suo fratello, una specie di subalterno della letteratura, che nel fornire citazioni ci porta sul terreno del ritorno alle opere altrui e della riflessione meta-letteraria; un tema che Vila Matas domina con singolare maestria.

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Approfondimenti e divagazioni Argentina, Uruguay Narrativa di lingua spagnola

Ricardo Piglia – Teoria della prosa

Nella letteratura è tutto meno visibile rispetto alla musica o alla pittura.

Chi mi segue sa che non ho mai recensito un saggio sulle pagine di questo blog. Teoria della prosa, però, è un caso a parte per l’autore, il tipo di libro e l’argomento che tratta. Edito di recente da Wojtek edizioni, il saggio raccoglie nove lezioni in cui Ricardo Piglia analizza sette opere di Juan Carlos Onetti e questo è già di per sé sufficiente per dedicare un pezzo su Settepazzi; un blog in cui si è ampiamente parlato dei due autori e delle loro opere. Nelle nove lezioni ci sono riflessioni interessantissime e tantissimi spunti per chi ama la letteratura latino-americana. Diciamo che è un libro per chi ha già letto o sta leggendo Onetti, perché quando Piglia si addentra nelle pagine di quelle opere che non si conoscono si fatica un po’ a stare dietro gli spunti; il conferenziere sembra dare per scontato che chi lo ascolta (e legge) conosca le opere di cui si sta parlando.

I criteri con cui Piglia si addentra nel nucleo narrativo onettiano sono diversi e tutti molto stimolanti. Il libro inizia con una disanima sul romanzo breve, un genere molto diffuso nella letteratura di lingua spagnola e tuttavia non normato a sufficienza; un genere in cui Onetti ha regalato delle perle, alcune delle quali recensite anche sulle pagine di Settepazzi. Secondo l’autore, quindi, questa particolare struttura sostiene a dovere la prosa di Onetti, una prosa ermetica e in cui spesso il lettore viene lasciato senza punti di riferimento. Con dei personaggi che, per quanto centrali nell’economia del racconto, rimangono inaccessibili, sempre sul punto di accedere in un’altra dimensione di cui non sembra sapere niente neanche il narratore. Le pagine scorrono belle e interessanti, Piglia analizza il procedimento di costruzione del testo e fornisce chiavi di lettura e di comparazione. I due elementi che mi sono sembrati più affascinanti del libro sono l’analisi della funzione del segreto nell’opera dell’uruguaiano e lo studio delle opere di Onetti in chiave comparativa con quelle di Roberto Arlt, soprattutto per quando riguarda il posizionamento dei personaggi, nonché le differenze in termini di scelte politiche (e sociali, decisamente più di matrice dostoevskyana nei testi di Arlt). Qui Piglia accompagna il lettore-ascoltatore in un affascinante viaggio sulle sponde della tradizione rioplatense e contestualizza Onetti nel più complesso e accattivante Novecento latino -americano.

Personalmente ho apprezzato molto questo libro. È stato un modo di ritornare sulle prime letture che avevo fatto di Onetti e anche su quelle più recenti. È stato un modo per riflettere su cosa significa leggere la finzione e su cosa possiamo capire di un testo letterario. Basato sulla trascrizione delle lezioni tenute da Ricardo Piglia nel 1995 all’Università di Buenos Aires, Teoria della prosa è il primo testo della collana di saggistica letteraria Ostranenie lanciato da Wojtek edizioni.

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Argentina, Uruguay Narrativa di lingua spagnola Panamericana
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Argentina, Uruguay Narrativa di lingua spagnola

Gli addii di Juan Carlos Onetti

Questo libro edito da Sur, giunto alla fine del 2021 alla terza edizione, è un romanzo breve che non può mancare nella libreria di chi ama Onetti ma anche di chi non lo ha ancora letto e vuole approcciarsi a uno degli autori più significativi del novecento latino americano. Tradotto da Dario Puccini, il volume si apre con la prefazione di Chiara Valerio e un testo a margine di Antonio Muñoz Molina che ci spiega perché, secondo lui, Los adioses è uno dei migliori romanzi brevi scritti in lingua spagnola. Io, se lo dice lui, ci crederei e me ne sono convinto anche leggendo il romanzo.

La trama si snoda in un piccolo paesino di montagna dove un uomo, una vecchia gloria della pallacanestro, si reca per curarsi ( o non curarsi ) da una malattia. Le vicissitudini dell’uomo e la sua relazione con due donne che lo vanno a visitare, sono raccontate dal proprietario dell’emporio dove l’uomo riceve le lettere e va a bere un goccio in attesa della corriera. L’inesorabile caduta dell’uomo, il deteriorarsi di un corpo che era stato fortunatissimo, occupano la mente e la fantasia della voce narrante che si relaziona con il protagonista o ne parla con gli altri abitanti del paese, tra cui i due medici responsabili del sanatorio dove l’uomo sarà ricoverato.

I protagonisti della storia non hanno nome, dalla prima all’ultima pagina regna una sorta di ermetismo che i lettori di Onetti conosceranno già. Possiamo intravedere solo dei segmenti, dei frammenti e niente più. Proprio per questo la scrittura di Onetti è straordinaria e allo stesso tempo difficile: i punti di riferimento sono pochi e nei dettagli ci sono degli spostamenti a cui accediamo – almeno è ciò che è capitato a me – leggendo e rileggendo, oppure facendo il massimo dell’attenzione alla prima lettura. L’epilogo del libro si capisce fin dall’inizio, la stessa voce narrante dice da subito che l’uomo non ha intenzione di curarsi e tutto lo sviluppo narrativo – come suggerisce la prefazione -sembra giocarsi intorno al tema del tempo, a come questo scorre fino a che non si compirà un destino ineluttabile, già annunciato dalle supposizioni dell’io narrante e dalle insinuazioni dei medici e dell’Infermiere.

Pubblicato per la prima volta nel 1954, Gli addii è un libro longevo, destinato a guadagnare nuovi lettori a più di mezzo secolo dall’uscita. Seguendo il passo affaticato del protagonista, l’ombra della sua sagoma imponente, ho rivisto lo stesso autore, così come l’ho visto nelle foto a corredo delle interviste che rilasciava, steso sul letto del suo appartamento di Madrid. Come scrive Muñoz Molin nel testo alla fine del libro: L’atleta malato e ricordato fin dall’adolescenza si è trasformato per diventare un parziale autoritratto dello stesso Onetti: le mani affilate e lente, il vestito scuro, troppo formale, l’aria sconsolata e indolente…

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Approfondimenti e divagazioni Panamericana

10 libri o racconti per entrare nella tradizione dei cuentos.

In questi tre anni di vita del blog ho parlato di letteratura latinoamericana provando a rimanere fedele all’idea originaria, e cioè quella di scrivere riflessioni di un lettore che si addentra in una tradizione letteraria e condivide le epifanie. Con il tempo ho scritto anche recensioni e articoli di approfondimento, riflessioni sull’esperienza di leggere in spagnolo e, più in generale, su cosa significhi leggere in un’altra lingua. Con questo pezzo e in prossimità delle vacanze, vorrei provare a fare una prima sintesi di questi anni a partire da ciò che ho imparato con riferimento a un genere in particolare: il racconto breve. La classifica che sto per stilare è, ovviamente, individuale e risente del mio gusto e delle mie letture. Molti dei racconti o dei libri di racconti, sono stati già recensiti sulle pagine del blog, tanti altri no. Alcuni li ho letti tradotti in italiano, altri in castigliano; per alcuni di questi c’è una traduzione in italiano, per tanti altri non c’è ancora. I dieci testi che vi elencherò sono, dal mio punto di vista, una sorta di passaporto che non solo agevolerà la conoscenza della vasta tradizione dei cuentos ma permetterà anche al neofita di affacciarsi al genere del racconto breve. Proverò a seguire un ordine cronologico e farò dei rimandi ad altri pezzi che ho scritto negli ultimi tre anni.

1La Gallina degollada, La gallina sgozzata di Horacio Quiroga

Racconto che fa parte del libro Cuentos de amor de locura y de muerte. Libro straordinario, se non riuscite a recuperarlo tutto, in lingua o tradotto, vi raccomando di leggere almeno La Gallina degollada. Con un pezzo dell’anno scorso condividevo una traduzione proposta da una rivista letteraria italiana: https://settepazzi.wordpress.com/2020/11/06/la-gallina-sgozzata/

2 – El libro de Arena, Il libro di sabbia di Jorge Luis Borges

Facciamo un salto di più di mezzo secolo rispetto al primo testo che vi suggerivo. In un mercatino di libri di seconda mano di Barcellona, un uomo chiese a un libraio consigli su cosa avrebbe dovuto leggere per approcciare la letteratura iberoamericana . Il libraio gli agitò davanti agli occhi El libro de arena senza dire una parola. Credo non ci sia spot migliore per questa perla, in italiano c’è una pubblicazione di Adelphi con traduzione di Ilide Carmignani.

3 – Final del juego, Fine del gioco di Julio Cortázar

Ecco qua, ho già perso l’ordine temporale, perché questo libro di Julio Cortázar temporalmente si colloca tra il primo e il secondo della classifica, pazienza. Qualcuno si starà chiedendo il perché della foto della versione portoghese. Perché lo presi alla feria del libro di Lisbona quando vivevo in Portogallo e, oltre che al testo, sono affezionato anche all’oggetto libro. Altro testo imprescindibile per chi vuole approfondire questa tradizione e avvicinarsi al genere del racconto. In italiano c’è una stimata traduzione edita da Einaudi.

4- La larga risa de todos estos años di Rodolfo Fogwill

Questo racconto fa parte del libro Muchacha Punk, pubblicato sul mercato europeo agli inizi degli anni Novanta. Non sono mai riuscito a trovare la raccolta completa e mi sono adattato leggendo racconti sparsi qua e là. Per questo consiglio di recuperare almeno La larga risa de todos estos años per chi può leggerlo in spagnolo. Il testo si trova pure in rete. Temporalmente ci troviamo tra il 1975 e il 1978, testo di grande qualità, offre pure uno spaccato importante sull’Argentina dell’epoca.

5- Llamadas telefónicas, Chiamate telefoniche di Roberto Bolaño

Non dire Bolaño, non dire Bolaño, non dire Bolaño: Bolaño

Chiamate telefoniche è uno dei migliori libri di racconti che abbia mai letto in assoluto. Ho letto la traduzione di Barbara Bertoni, libro pubblicato da Adelphi. Correva l’anno 2012.

Vediamo se riesco ad arrivare alla fine della classifica senza nominarlo di nuovo.

6- Los culpables di Juan Villoro

Un libro straordinario, racconti bellissimi. Due anni fa su questa raccolta scrissi un pezzo molto apprezzato. Io ho letto la versione in lingua originale pubblicata da Anagrama e so che il libro è stato tradotto anche in italiano. Per chi fosse curioso ripropongo la mia recensione: https://wordpress.com/post/settepazzi.wordpress.com/239

7- Nadie encendía las lámparas di Felisberto Hernández

« Vedo in lei un personaggio solitario che farebbe amicizia con un albero!»,

« Non creda; non potrei invitare un albero a passeggiare!».

Questo è solo un pezzettino del dialogo del racconto Nadie encendía las lámparas. Un racconto che, dal mio punto di vista, va letto almeno una volta all’anno. La traduzione del dialogo è mia visto che ho sempre letto questo racconto in spagnolo, all’interno di una selezione di una casa editrice di Buenos Aires. Ad ogni modo, La nuova frontiera lo ha pubblicato in italiano una decina d’anni fa con il titolo Nessuno accendeva le lampade. Con Hernández invertiamo di nuovo l’ordine cronologico e facciamo un salto all’indietro. Autore che rappresenta un unicum, credo sia comunque giusto inserirlo in questa classifica per il valore letterario e per l’influenza che ha esercitato su tante scrittrici e scrittori.

8 –Cuentos de Santa Maria di Juan Carlos Onetti

Sulle pagine di questo blog si è già parlato, ovviamente, di Onetti ma mai con riferimento ai racconti brevi. Los cuentos de Santa Maria è un’opera interessante per chi vuole fare un giro nella Macondo onettiana e leggere storie di una matrice diversa ma che si incastrano alla perfezione in questa classifica. Lessi questi racconti in spagnolo da un libro preso in biblioteca, l’autore è al centro di una riscoperta in tutta Europa e credo che anche le short stories siano state tradotte in italiano.

9-Petali e altri racconti scomodi di Guadalupe Nettel

Forse sono riuscito a ripristinare il criterio cronologico, visto che questi racconti sono stati recentemente tradotti in italiano e pubblicati da La nuova frontiera. Si è parlato molto di quest’autrice messicana in merito ai romanzi e io suggerisco di leggere anche i racconti, magari incominciando da questo libro.

10 – Sette case vuote di Samanta Schweblin

È uno degli ultimi libri che ho recensito per il blog. Opera del 2015, di recente tradotta in italiano. Per chi fosse interessato lascio il link: https://wordpress.com/post/settepazzi.wordpress.com/594

Autrice con una traiettoria straordinaria e in cui si sente il magistero di alcuni degli autori che ho menzionato in questa classifica.

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Panamericana Poesía sin fin
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Approfondimenti e divagazioni Narrativa di lingua spagnola

Mi ha scelto come si sceglie un libro in una biblioteca. Non so se mi ha scelto per via del titolo, la rilegatura, la copertina, la stampa o per la mia collocazione fra tutti i libri. Non so che tipo di testo sono stato per lei.

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Argentina, Uruguay Narrativa di lingua spagnola

Sette case vuote di Samanta Schweblin

Credo di essermi avvicinato a questo libro per due motivi principali. Il primo è che mi hanno sempre attirato le autrici e gli autori che hanno un cognome impronunciabile, non a caso questo blog porta il nome di un romanzo di Arlt. E il secondo, forse ancora più banale del primo, è l’assonanza che il titolo di questo libro ha con il celebre Sette storie gotiche di Karen Blixen. Più in generale, è un momento in cui guardo con sempre maggiore curiosità ai libri di racconti, perché mi sembra ne stiano uscendo di più e di grande qualità e poi come si può parlare di letteratura latino-americana senza parlare del racconto?

Samanta Schweblin è un’autrice di fama internazionale, suoi romanzi sono stati pubblicati con successo anche fuori dall’Argentina. In questo lavoro la scrittrice portegna sembra inserirsi nel solco della tradizione dei racconti di terrore, con un’ambientazione gotica che dialoga a distanza con Quiroga e un’architettura labirintica che parla invece con Cortázar; due padri del cuento ispano-americano. La cosa che mi è piaciuta di più di questo libro è proprio il fatto che di libro si tratti e non semplice raccolta di racconti: il lettore non ha il tempo di domandarsi che cosa stia leggendo e una dopo l’altra le storie scorrono, tenute in piedi da un filo invisibile che le unisce e le rende complementari. I racconti di Schweblin hanno un ritmo notevole e puntano alla trasmissione di una fisicità ansiogena, ogni storia viene innescata da un piccolo elemento inafferrabile che conferisce fascino e spettralità all’insieme. Il lettore le attraversa in un gioco dedaleo, tipicamente sudamericano, nonostante una scrittura rapida e concisa che attinge anche dalla tradizione della short story nordamericana. È con Il respiro cavernoso – la più lunga delle sette storie – che il lettore viene incalzato, spinto in un universo che non sembra finire mai perché ti lascia quella voglia di leggerne ancora un’altra, il che significa che la scrittura è ammaliante e il libro – molto semplicemente– ha funzionato. Personalmente il racconto che mi è piaciuto di più è Un uomo sfortunato, amo la narrativa breve e raramente riesco a leggere racconti così ben congegnati dal punto di vista della trama e del ritmo, una velocità d’esecuzione supportata da frasi corte che aggiungono ricchezza e bellezza al testo.

Edito da edizioni Sur e tradotto dal castigliano all’italiano da Maria Nicola, il titolo originale è Siete casas vacías; l’opera è del 2015 ed è stata insignita del IV premio internazionale di narrativa breve Ribera del Duero.

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Approfondimenti e divagazioni Narrativa di lingua spagnola

Años lentos di Fernando Aramburu

Con questo libro voglio provare ad allargare un po’ la traiettoria del blog e farlo proprio in un momento in cui, preso da altre cose, faccio fatica a dedicarmici come ho fatto in questi anni. Credo di aver già spiegato che Settepazzi è innanzitutto il blog di un bibliomane appassionato di letteratura latino-americana e anche il racconto di chi legge in lingua e trasmette le sue esperienze. Non vivendo più a Barcellona e non essendo più socio di una delle più grandi biblioteche spagnole, faccio forse fatica a tenere il passo di prima, però non ho perso la passione e allora vorrei aprire a tutti i libri di lingua spagnola, non necessariamente ispano-americani, e parlare di una perla trovata nel catalogo di una libreria civica di Torino, città dove vivo ora.

Era da tempo che volevo leggere Aramburu, autore spagnolo da anni trapiantato in Germania e che è diventato noto al grande pubblico con Patria, il suo romanzo che ha ispirato una serie televisiva di successo. Il libro è Años lentos, un romanzo breve che in italiano è stato pubblicato da Guanda, nell’anno 2018. Ne voglio parlare perché, sempre restando nel perimetro del blog, Aramburu è uno scrittore di punta della lingua spagnola e poi perché questo lavoro merita per bellezza, intelligenza, solidità. Ambientato alla fine degli anni Sessanta nella città basca di San Sebastián, Anni lenti è un affresco favoloso della Spagna di quei tempi, raccontata attraverso gli occhi di un bambino che va a vivere in casa della zia, una famiglia umile e segnata dalle convenzioni sociali e religiose in cui la storia entra come un corpo estraneo, un meteorite destinato a devastare e disordinare una vita tanto difficile quanto autentica. Attraverso l’espediente di una voce narrante che racconta in prima persona dialogando con lo stesso autore, conosciamo la vita di un bambino di otto anni, sua zia Maripuy, lo zio Vincente, la cugina e il cugino, il giovane Julen che resterà coinvolto nella nascita di una cellula dell’Eta grazie – o per colpa – all’azione di proselitismo di un prete nazionalista. Sebbene l’intera narrazione sia segnata da un realismo duro e a tratti struggente, ai capitoli si alternano gli appunti dell’autore che rende partecipi i lettori della costruzione del libro in un delicatissimo equilibrio metanarrativo. A parte il fatto che ho trovato divertentissimo e molto intelligente questo gioco, penso che sia anche raro trovare un romanziere così capace di coniugare la crudezza con il racconto delle tecniche attraverso le quali questa prende forma nella finzione, compresa la scelta delle parole, le digressioni in un’epoca in cui si parlava una lingua diversa, in un contesto familiare e sociale povero dal punto di vista economico e culturale. Nella discesa negli inferi della famiglia e l’intimità dei suoi componenti, credo che il fulcro del romanzo sia Julen, il cugino maggiore del bambino che, dialogando con l’autore, si concede ad Aramburu come voce narrante. Tra il quartiere e la fabbrica, la famiglia e la vita cattolica, Julen con la sua figura racconta l’embrione di quella che sarà una lotta violenta che segnerà i baschi dalla fine degli anni Sessanta fino ai giorni nostri, se consideriamo che l’Eta si è definitivamente sciolta solo di recente, nel 2018. L’autore, anzi il narratore prestato che confida quasi come un pentito o uno spione, riesce ad aprire una breccia attraverso una lingua abissalmente ignorante in grado però di far vivere personaggi straordinari e profondi, sotto un certo punto di vista miseri, di una miseria di cui però il lettore riesce a cogliere gli aspetti e le sfaccettature, una miseria che nasce nel Paese Basco di quell’epoca ma in cui si può riconoscere un lettore cresciuto da qualsiasi altra parte, soprattutto nel mediterraneo e l’atlantico cattolico. Nel breve corso del romanzo la vita dei personaggi principali e secondari subirà una e più rotture, ma anche un epilogo positivo, quella somma di denaro che Julen, emigrato in America dopo un’esperienza di latitanza in Francia, regalerà al cuginetto voce narrante, somma che gli permetterà di studiare e crescere, poter raccontare la storia della famiglia che lo accolse in una giornata grigia dell’anno 1968.

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Approfondimenti e divagazioni Argentina, Uruguay Panamericana

Juan Carlos Onetti, Roberto Arlt e le strade del Sudamerica

Un articolo di Giovanna Taverni, uscito oggi su L’indiependente:

Juan Carlos Onetti, Roberto Arlt e le strade del Sudamerica